«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
© Firenze University Press 2012

Ruolo
Nome caratterista
Ambito teatro
Comparazione rôle à manteau, rôle marqué, grimes, père dindon, ganache (FR); polternder (launige) Alte, Charackter-Rolle (G);
a cura di Jandelli, Cristina
 

Quello del caratterista è ruolo primario o maggiore. Il termine nasce con il primo Ottocento (quando nel ruolo è avvertita una filiazione diretta con la maschera tradizionale di Pantalone), quando il caratterista è detto anche primo carattere dal momento che l'impiego era suddiviso fra vari attori organizzati a livello gerarchico: dopo il primo, veniva il secondo e anche il mezzo carattere. Il fatto che nell'Ottocento in una stessa compagnia potessero coesistere tre attori impegnati in parti di carattere denota la sua preminenza nella gerarchia dell'organico. Infatti spettano al caratterista tutte le parti bonarie e buffe di vecchio e tutti quei personaggi dotati di una particolare tipologia scenica, specie all'interno del repertorio shakespeariano (es. Shylock) e goldoniano (da cui l'antica denominazione di primo attore di parrucca), con le relative derivazioni.

Le sue note sono prevalentemente comiche, ma - dopo la cosiddetta 'riforma' operata dagli attori Vestri e Taddei - non gli è interdetto il repertorio drammatico e progressivamente si appropria anche delle note patetiche. Da quando i migliori caratteristi dell'Ottocento iniziarono a impadronirsi anche di parti 'serie' il ruolo finì per sconfinare in quello del promiscuo che farà le spese della sua 'espansione' all'interno del repertorio: da qui anche l'assommarsi dei due ruoli in uno stesso interprete (caratterista e promiscuo) e la denominazione di caratterista promiscuo che sancisce l'avvenuta fusione.

Le caratteristiche fisiche dell'attore erano fondamentali nell'attribuzione del ruolo: il caratterista non poteva - né doveva - essere bello e neanche elegante, qualità riservata ai brillanti, perciò ben si prestava a rivestirlo un tipo soprattutto pingue o paffuto, o al contrario segaligno (ma allora il rischio era quello di sconfinare nella tipologia del generico primario). L'età non era una discriminante fondamentale (c'erano anche caratteristi giovani) ma nella truccatura i caratteristi dovevano eccellere: i più grandi furono esperti in quest'arte, e se ne servirono come di un virtuosismo scenico. La lunga fortuna del caratterista fu soprattutto dovuta alla simpatia umana che i personaggi da lui interpretati seppero ispirare al pubblico. Conquistata una certa fama personale il caratterista poteva anche diventare capocomico, nel qual caso il repertorio della compagnia era spesso condizionato dalla messa in scena di opere in cui le parti di carattere fossero protagoniste dell'azione.

All'incirca verso la metà dell'Ottocento, con la scomparsa del padre nobile, il caratterista ne raccolse l'eredità ampliando così la sua gamma interpretativa. Alcune figure di padre nella commedia italiana dell'Ottocento divennero cavalli di battaglia del caratterista: un intero segmento del repertorio nazionale, oltre a quello farsesco, trovava infatti nel caratterista il suo fulcro. E proprio da qui derivò la progressiva erosione delle parti di carattere ad opera del primo attore-mattatore che, se dotato di una certa versatilità, se ne appropriava al fine di conquistarsi i favori del pubblico. Mentre nel secondo Ottocento il grande attore tentò di fagocitare il repertorio semiserio del caratterista, sul versante più schiettamente comico quest'ultimo venne parzialmente spodestato dal brillante che divenne - a sue spese - il protagonista della farsa e spesso delle pochades. Ma, nonostante il doppio attacco sferrato al ruolo, quello del caratterista restò primario per tutto l'Ottocento riuscendo a superare il giro di boa del nuovo secolo proprio in virtù della sua capacità proteiforme di adattarsi ad ogni trasformazione del repertorio. Ancora nel 1920 figura infatti fra i «ruoli primarissimi» al fianco del primo attore, della prima attrice e del brillante.

Nella Comédie Française delle origini i padri della commedia erano accomunati dall'abbigliamento (rôles à manteau) ai primi attori. Nel teatro francese ottocentesco invece, sotto la denominazione di rôles marqués (contrassegnati da una forte truccatura) si comprendevano vari tipi di vecchio «buffo» - grimes (vecchi ridicoli), père dindons (padri sciocchi), ganaches (vecchi barbogi) - come anche il padre nobile (père noble). In Germania, già nell'età barocca, il mansionario della commedia comprende, accanto alla figura dello zärtliche Vater, anche il ruolo secondario e farsesco del vecchio brontolone (polternder Alte, poi anche polternder launige Alte, vecchio brontolone e umorale); dalla seconda metà del Settecento si parla genericamente di Charakter-Rollen per indicare le grandi parti del repertorio di Molière, Shakespeare. Nel teatro spagnolo sei settecentesco il ruolo del barba - poi actor de carácter - comprende tutte le parti di vecchio o anziano, mentre il vecchio ridicolo appare sempre designato con il termine vejete. Nell'Inghilterra del XIX secolo le parti di carattere vengono affidate all'old man.

 
 
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