«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
© Firenze University Press 2012

Attore > cinema, teatro, televisione, radio
NomeVittorio
CognomeGassman
Data/luogo nascita01 settembre 1922 Genova
Data/luogo morte29 giugno 2000 Roma
Nome/i d'arteVittorio Gassman
Altri nomiGassmann, Vittorio (nome anagrafico)
  
AutoreEmanuela Agostini (data inserimento: 15/09/2011)
Vittorio Gassman
 

Sintesi | Famiglia| Formazione| Interpretazioni/Stile| Scritti/Opere| Testo completo

 

Biografia

Dalla teoria alla pratica, l’attuazione del progetto gassmaniano incontra molti problemi d’ordine organizzativo. La costruzione dell’edificio, montato presso il Parco dei Daini a Roma, si rivela immediatamente impresa più difficile del previsto. Il cattivo tempo contribuisce a rallentare i lavori e le prove del primo spettacolo sono rimandate più volte fino al 10 gennaio 1960. A poco a poco ci si rende conto che l’enorme complesso una volta montato non potrà essere spostato con facilità. Anche se informalmente chiamato circo-teatro, si tratta infatti di un vero e proprio teatro, la cui struttura è molto complessa. Il “colosso” copre un’area utile di 1800 mq, nel quale il pubblico è disposto in una cavea di duemila posti cui si aggiungono mille poltrone in platea. Anche il palcoscenico è uno dei più grandi d’Europa (36 m x 22 m).

Il Teatro Popolare Italiano debutta il 3 marzo 1960 con Adelchi di Alessandro Manzoni. Lo spettacolo ha un record di incassi. Gassman compone un allestimento ricco di risorse spettacolari (tra cui l’apparizione di sei cavalli veri) e, grazie all’operato dello scenografo Luciano Damiani, di grande impatto scenico. La sua interpretazione nella parte di Adelchi gli vale il premio teatrale San Genesio.

Dopo l’eccezionale esito di Adelchi il Teatro Popolare Italiano si trova nuovamente davanti ai problemi dettati dall’erronea impostazione del progetto. Gassman deve rinunciare all’ipotesi iniziale di andare in tour con la struttura montata nel Parco dei Daini. Per rispettare gli accordi presi con altre piazze teatrali è costretto a noleggiare un vero e proprio tendone da circo di dimensioni più contenute e per questo più maneggevole. In questo modo il Teatro Popolare d’Arte visita Ancona, Bari, Napoli, Reggio, Messina, Sassari, Nuoro e Potenza. A maggio si sposta invece a Siracusa dove, presso il Teatro greco, realizza un’Orestiade di Eschilo ricordata anche per la traduzione del testo commissionata a Pier Paolo Pasolini.

Nella stagione successiva il circo-teatro (ribattezzato ironicamente dalla stampa con vari epiteti: il “carrozzone”, la “balena”, il “mostro”, ecc.) viene trasferito a Milano. Il “miracolo” di Adelchi si ripete. Un marziano a Roma di Ennio Flaiano (23 novembre 1960, Teatro Lirico) è invece un clamoroso fiasco. Gassman ricorda così la prima: «Il primo couplet del secondo atto fu salutato da sibili e zittii, l’incontro del marziano con gli intellettuali romani sortì una bordata di pernacchie; poi fu il caos per due ore: lancio di oggetti, battutacce, spettatori che venivano al proscenio per insultare gli attori» (Vittorio Gassman, Un grande avvenire dietro le spalle, cit., p. 154). Un penoso fallimento, dunque, imputato al testo, per sua natura frammentario, che la regia troppo disorganica e ricca di effetti contribuisce ad affossare. Le grandi dimensioni del Teatro Lirico e la sua acustica inadatta ad allestimenti contenuti incrementano l’effetto di dispersione. I contenuti stessi della pungente satira di Flaiano non sono compresi o creano dissapori. Taluni insinuano inoltre che a fomentare una parte del pubblico contribuiscano anche i teatri concorrenti di Milano, preoccupati dal precedente clamoroso successo di Adelchi che aveva svuotato le altre sale teatrali. Quasi come ancora di salvataggio, animato da uno spirito di riconquista del terreno perso, Gassman rimette in piedi un suo cavallo di battaglia, Edipo re, che gli garantisce il sicuro plauso di oltre sessanta piazze teatrali.

Nella stagione successiva, 1961-1962, è ormai chiaro che il sogno del grande teatro viaggiante si è rivelato impraticabile. La struttura, smontata a Milano, non ottiene i permessi per essere ricostruita a Roma. Le sue spoglie sono abbandonate in una piazza fino a quando Erba troverà degli acquirenti egiziani. Il TPI riprende a lavorare all’interno di teatri regolari, ma anche, nell’ottica del decentramento, in cinema di periferia e in stabilimenti industriali. Gli spettacoli sono inoltre affiancati da incontri, conferenze, dibattiti che hanno lo scopo di rendere il pubblico attivo promotore di cultura.

 
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