«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
© Firenze University Press 2012

Attore > cinema, teatro
NomeCesco
CognomeBaseggio
Data/luogo nascita13 aprile 1897 Treviso
Data/luogo morte22 gennaio 1971 Catania
Nome/i d'arteCesco Baseggio
Altri nomiFrancesco
  
AutoreClaudio Longhi (data inserimento: 07/11/2011)
Cesco Baseggio
 

Sintesi | Formazione| Interpretazioni/Stile| Testo completo

 

Biografia

1 gennaio 1971, il capodanno è meno triste del natale appena trascorso: Cesco è a cena con l’immancabile Gusso e col dottor Zanotto. Tra auguri di rito, ricordi del passato e progetti futuri la conversazione fluisce serena, quando a un tratto tra Cesco e il suo medico lo scambio di battute si anima: «“Ma adesso dime dove ti ga pescà ’sta maravegia de Pinot grigio, scometo la testa ch’el xe nato tra i sassi del Friuli. A Catania sarò costreto alla Fiuggi, perchè là i buta soso cèrte bombe che fa saltar el cevelo»! “A Catania… cossa”? “I Quattro Rusteghi, la regia, come l’altr’anno alla Fenice, no ti ricordi? Me par che in fondo anca i venessiani xe stai contenti del vecio Baseggio”. “Ma a Catania, quando? Non ti me gà dito gnente…”. “Ciò, se no ti me lassi mai verzar boca… Tra quindese giorni”. “E mi te digo, Cesco, che a Catania non ti va. A nessun patto. In questa stagion non ti te movi da casa, ti sta a Roma. Capito?”. […] “Ma ormai go assunto l’impegno, come vusto che fassa”? “E ti disdisi l’impegno: ragioni di salute […]”» (ibidem, p. 97).

Seguono giorni di dubbi: Cesco non si sente bene; forse sarebbe più saggio restare? D’altra parte l’impegno siciliano non dovrebbe essere gravoso: si tratta semplicemente di riallestire un’opera – I quattro rusteghi, appunto – che Baseggio conosce bene e alcuni degli interpreti scritturati dal Teatro Bellini di Catania, committente della regia, già hanno cantato diretti dall’attore nella precedente messa in scena del lavoro di Wolf-Ferrari alla Fenice. In capo a due settimane la decisione, sofferta, ma inevitabile, come tradisce un mesto duetto romano con la governante: «“Mi me sa che vago a morir a Catania, Anita […]. […] E con la proibission del mio medego” “Ma Commendatore, se sentelo tanto mal?” “Si. Sento che a Catania mi vago a morir”. “Ma allora perché nol ghe rinuncia…” “Perché go za speso i soldi del’anticipo… e devo andar a guadagnarme gli altri pochi…”» (ibidem, p. 52). «Frasi butà là da scherso» (ibidem p. 71) di uno scorbutico Lunardo in cerca di consolazione, pigolanti autocommiserazioni da vecchio caratterista consumato, per confessare in penombra il proprio disagio…

Sabato 16 gennaio, alla vigilia dell’avvio delle prove, dopo un lungo viaggio in macchina con il basso Alessandro Maddalena da via Seneca alla Sicilia, l’arrivo a Catania. Una cena in compagnia, poi l’attacco d’asma, il ricovero in clinica. Il lavoro al Bellini, prosegue: Cesco segue a distanza…

Venerdì 22 gennaio, pomeriggio. Le condizioni di Baseggio improvvisamente precipitano. La tenda ad ossigeno. Una richiesta di consulto straordinario al dottor Zanotto. Nella notte Cesco si spegne.

Lunedì 25 gennaio, espletate le formalità di rito la salma di Baseggio è trasportata in autofurgone a Venezia.

 
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