«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
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Attore > cinema, teatro, televisione, radio
NomeEmma
CognomeGramatica
Data/luogo nascita25 ottobre 1874 Borgo San Donnino (Parma)
Data/luogo morte08 novembre 1965 Ostia (Roma)
Nome/i d'arte
Altri nomiGramatica, Emma Aida Argia (nome anagrafico)
  
AutoreDaniela Sarà (data inserimento: 05/12/2011)
Emma Gramatica
 

Sintesi | Biografia| Famiglia| Formazione| Scritti/Opere| Testo completo

 

Interpretazioni/Stile

La lunga parabola artistica di Emma Gramatica è contrassegnata da un avvio lento e poco incoraggiante. La prima reale presa di coscienza delle proprie capacità interpretative avviene nei tre anni trascorsi con Ermete Zacconi (1898-1901), capocomico intelligente che ne rispetta le attitudini stilistiche selezionando per lei un adeguato repertorio. Ingaggiata come Prima attrice giovane, vive il suo momento di svolta nella primavera del 1899, quando Eleonora Duse si associa con il grande attore per la messinscena delle tragedie dannunziane La Gioconda e La gloria, nelle quali le sono riservate due parti secondarie.

Come si legge in una lettera inviata da D'Annunzio a Zacconi nel marzo 1899, per il ruolo della Sirenetta della Gioconda è scelta dallo stesso poeta: «io penso con maggior inquietudine alla Sirenetta, che è una creatura prediletta della mia anima. Ho saputo ch'Ella ha ora nella Sua compagnia una giovine attrice di elettissima intelligenza, Emma Gramatica. La signorina Gramatica si ricorda forse di me. C'incontrammo a Venezia un giorno in casa di amici comuni, e parlammo di cose belle. Io sarei molto lieto se il sogno della Sirenetta l'attraesse. Confido in Lei, caro Zacconi, nella sua acutezza, nella sua esperienza, nella sua energia» (lettera inviata da Corfù il 5 marzo 1899, in Valentina Valentini, La tragedia moderna e mediterranea. Sul teatro di Gabriele D'Annunzio, Milano, Angeli, 1992, pp. 148-149).

La Sirenetta è una sorta di ninfa del mare dai tratti di fata e mendicante, un personaggio svagato che vive cantando libero e innocente le sue filastrocche fantastiche. Per D'Annunzio la parte è in profonda sintonia con la personalità della giovane attrice: con acume il poeta intuisce il lato fragile e sensibile del suo temperamento artistico e l'attitudine per parti con spunti evocativi ed affabulatori, indiscussi punti di forza delle interpretazioni della maturità. L'opera debutta il 15 aprile 1899 al Teatro Bellini di Palermo ed Emma, unica interprete elogiata con i due capocomici, recita con intensità sorprendente, richiamando l'attenzione di pubblico e critica. Anche D'Annunzio rimane soddisfatto della sua prestazione, lodando la grazia con cui intona le strofe della ballata Eravamo sette sorelle. Di minore importanza è il ruolo della Suora nella Gloria, una 'comparsata' priva di spunti artistici; la messinscena del lavoro è un insuccesso e, dopo la prima al Teatro Mercadante di Napoli del 27 aprile 1899, Zacconi ne sospende l'allestimento. Per stessa ammissione dell’attrice, D'Annunzio, prima autorevole personalità che esprime fiducia nelle sue doti artistiche, rimarrà con la Duse la maggiore figura di riferimento nel suo percorso professionale.

Dopo questa esperienza Emma esordisce come Prima attrice, ma la promozione solleva pesanti riserve sulle sue possibilità di sostenere con credibilità il ruolo primario. In prossimità del debutto, Edoardo Boutet la esorta ad intervenire urgentemente sullo stile, nel quale individua due difetti fondamentali che, se non corretti, potrebbero pregiudicare l'intero svolgimento della carriera: il tono lamentoso e cantilenante della voce - un appunto ricorrente nella critica per molti anni - e la gestualità trascurata e abbandonata. «L’intonazione di Emma Gramatica va diventando qualche cosa di lentamente strascicato; le parole si seguono con cadenze molli in una costante particolare tonalità che ha addirittura normalità di ‘crescendo’ e di ‘diminuendo’. Né è sperabile nessuna variazione o nessuna almeno dimenticanza. Gli atteggiamenti hanno qualche cosa di stanco e di abbandonato; par quasi un trascinar della persona; stanchezza e abbandono che nel gesto si riassumono: e infatti Emma Gramatica o ha le braccia abbandonate o le muove penosamente come sofferente nelle giunture. […] È una catena ininterrotta di prove omai, le quali precisamente mi consigliano l’allarme. Ora Emma Gramatica appare, costantemente, alla ribalta, una signorina infastidita dalla esistenza, e che per non essere seccata neppure dall’amichevole parola buona di conforto, accentua con evidenza la malinconia del volto, il tono della voce in lagrimosa cantilena, il languore della cascante persona: fino il sorriso è spasimo o lamento» (Edoardo Boutet, Emma Gramatica, Id., «Le Cronache Drammatiche», Roma, s.n., 1899-1900, pp. 99-101, intervento del 15 maggio 1899).

L’anno seguente la situazione pare addirittura aggravarsi: «L’intonazione con la quale la signorina Emma Gramatica accompagna quel che deve dire ha cadenze, strascichi, singhiozzi di lamentela penosa. Tutto quanto corre alle labbra non ha il tono che gli spetta, ma la sua lagrima. La varietà consiste solo nella gradazione; ma l’accento è costantemente quello: di piagnisteo. Par niente; ed è un disastro invece» (Edoardo Boutet, Attori e attrici. Emma Gramatica, Vittorio Rossi Pianelli, Giulia Cassini Rizzotto, Id., «Le Cronache Drammatiche», cit., p. 131).

 
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