«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
© Firenze University Press 2012

Attore > cinema, teatro, televisione, radio
NomePaolo
CognomeStoppa
Data/luogo nascita16 giugno 1906 Roma
Data/luogo morte01 maggio 1988 Roma
Nome/i d'arte
Altri nomi
  
AutoreLeonardo Spinelli (data inserimento: 25/11/2011; aggiornamenti: 18/07/2015; 04/03/2017; 14/03/2020)
Paolo Stoppa
 

Sintesi | Biografia| Famiglia| Formazione| Interpretazioni/Stile| Testo completo

 

Scritti/Opere

Lontano da ambizioni letterarie, drammaturgiche o poetiche – che invece avevano caratterizzato la biografia dello zio Augusto Jandolo – Paolo Stoppa, dopo l’incontro con il teatro di regia, non disdegna di scrivere su quotidiani e riviste specializzate per condurre le sue battaglie a favore del rinnovamento del teatro italiano.

Il primo scritto si ha nel 1947 quando, stimolato dalle poco lusinghiere recensioni ad Euridice, licenzia alle stampe sulle colonne de «Il Dramma» un articolo fortemente polemico intitolato Necessità di Riforma (XXIII, 1° aprile 1947, 34, pp. 46-48). Qui, di fronte a una critica da lui tacciata di poca lungimiranza, rivendica l’innovativo lavoro condotto con Visconti e la troupe dell’Eliseo. In completa adesione con le idee riformistiche del maestro milanese e premesso il suo incondizionato sostegno alla figura del regista, Stoppa propone una serie di misure per lo svecchiamento del sistema produttivo teatrale italiano, a partire dall’ammodernamento degli edifici per spettacoli fino alla creazione di compagnie stabili. Una dura critica è poi rivolta alla politica dei finanziamenti statali, rea a suo dire di relegare la prosa nazionale in una condizione di subalternità rispetto al mondo della lirica. Nel suo articolo Stoppa si lamenta inoltre dell’assenza in Italia di una drammaturgia nazionale riservando una stoccata ai letterati italiani, rei di considerare il teatro «come un genere inferiore» (ivi, p. 48) e meno remunerativo rispetto alla scrittura di romanzi. Con un certo rammarico cita le parole di Alberto Moravia, che sembrano racchiudere il pensiero diffuso in gran parte degli ambienti dell’intellighenzia italica: «Inutile, in Italia il teatro non esiste, e non vale nemmeno la pena di pensarci» (ibidem). La Morelli, con il suo usuale silenzio pubblico, sembra avallare le parole scritte dal compagno con cui condivide sia la difesa del metodo di lavoro di Visconti che la fiducia verso una nuova e matura attenzione del pubblico italiano in rappresentazioni non più «sciocche e banali» ma «intelligenti e preparate» (ibidem).

Un ventennio più tardi i buoni propositi riformatori hanno ormai ceduto il passo a sentimenti di rabbia e rassegnazione. Dinanzi all’immobilismo della politica culturale dello Stato e all’eccessiva pressione fiscale sugli spettacoli, nel 1970 Stoppa decide infatti di sciogliere la storica compagnia con Rina Morelli per dedicarsi anima e corpo ad alcuni progetti televisivi. In un’intervista dal titolo Stop di Stoppa apparsa sulle pagine de «Il Dramma» (ibidem) l’attore denuncia, con toni ruvidi quanto amareggiati, l’«inciviltà che circonda il teatro», dichiarandosi infastidito di «chiedere l’elemosina» (ibidem) per recitare sul palcoscenico. 

Dopo il lutto per la scomparsa di Rina Morelli, Stoppa tornerà ad occuparsi della ‘salute’ del teatro italiano partecipando, sulle colonne del «Corriere della Sera» di Milano, al dibattito sulla drammaturgia nazionale aperto nel settembre 1977 da alcuni scritti di Enzo Siciliano. La disputa, che vede contribuiti di diverse penne – da quella degli scrittori e giornalisti Giorgio Manganelli e Goffredo Parise, a quella di critici letterari del calibro di Cesare Garboli o teatrali come Roberto De Monticelli – stimola la verve di Stoppa che con un suo articolo accusa, in toni ormai delusi, il sistema spettacolare italiano di opportunismo e spreco di denaro pubblico. Gli farà eco, su altri quotidiani e riviste, l’attore Eduardo De Filippo.

Accantonata solo momentaneamente la vena polemica, nel corso del 1983 Paolo compone una breve autobiografia pubblicata in cinque puntate sul «Corriere della Sera» (dal 7 luglio al 18 agosto) a cura di Giulio Nascimbeni. Qui ripercorre alcune tappe salienti della sua vita, dall’incontro con Pirandello, Marta Abba e Anna Magnani, alla frequentazione di uomini di cultura come Renato Simoni, Ugo Ojetti e Ennio Flaiano. Emerge inoltre la convinzione e l’orgoglio di aver contribuito, insieme a tutta la famiglia di attori, ad una reale unità linguistica dell’Italia.

 
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