«Archivio Multimediale degli Attori Italiani», Firenze, Firenze  University Press, 2012.
eISBN: 978-88-6655-234-5
© Firenze University Press 2012

Attore > cinema, teatro, televisione, radio
NomeCarmelo
CognomeBene
Data/luogo nascita01 settembre 1937 Campi Salentina (Lecce)
Data/luogo morte16 marzo 2002 Roma
Nome/i d'arte
Altri nomi
  
AutoreEmanuela Agostini (data inserimento: 11/11/2011)
Carmelo Bene
 

Sintesi | Biografia| Interpretazioni/Stile| Scritti/Opere| Testo completo

 

Formazione

Prestando fede a quanto dichiarato da Carmelo Bene nelle sue autobiografie, l’ambiente che per primo gli dà occasione di formarsi “alla pubblica rappresentazione” è quello delle chiese del paese natale e di Lecce in cui serve quotidianamente messa. La ritualità religiosa, verso la quale durante l’adolescenza sviluppa una forte avversione, è considerata dall’attore ormai affermato la prima forma di “allestimento scenico” con cui si è confrontato fin da bambino, ed è indubbio che le impressioni sollecitate dalle pratiche devozionali barocche dell’estremo sud d’Italia siano da lui riversate nelle successive manifestazioni artistiche.

Buona parte della sua istruzione si svolge in contesti religiosi. Prima di concludere gli studi superiori presso il Liceo Palmieri di Lecce, Carmelo Bene frequenta infatti le scuole medie e i primi anni del liceo classico dell’istituto Calasanzio dei Padri Scolopi. I sacerdoti con cui entra in contatto sono da lui definiti «dei piccoli Gilles de Rais», pedofili e dediti al vino: «Non ricordo più i nomi e nemmeno le facce [...]. Bevevano, allungavano le mani e in teologia erano negati» (Carmelo Bene-Giancarlo Dotto, Vita di Carmelo Bene, Milano, Bompiani, 1998, pp. 23 e 24).

Il suo rendimento scolastico si assesta su un livello mediano: insofferente alla matematica ha buoni voti nelle materie umanistiche, italiano, greco e latino. Proprio sui banchi di scuola scopre delle embrionali doti performative distinguendosi nella lettura di poesie: «Ero l’addetto a “recitare” le poesie nella mia classe. Per la prosa era stato designato un compagno con la voce più timbrata, baritonale. I versi toccavano sempre a me, che avevo una voce bianca. Già da bambino conoscevo l’Iliade a memoria, senza applicarmi più di tanto. Il greco di Omero mi stupiva. Non mi piaceva l’Odissea» (ivi, p. 28). Oltre all’Iliade di Omero, “Carmelo Bene ragazzo” legge con piacere il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes Saavedra, la Divina Commedia di Dante Alighieri, i romanzi di Walter Scott e Alexandre Dumas père. Una vera e propria passione è quella che intorno ai quindici anni lo spinge a leggere le opere di William Shakespeare a partire da Timone d’Atene. Sono shakespeariani (Marc’Antonio, Bruto) i personaggi di cui, adolescente, assume le vesti nelle esibizioni solitarie in cui si cimenta davanti allo specchio.

Fin dall’infanzia subisce il fascino dell’opera lirica, alla quale è educato dagli ascolti radiofonici e dagli spettacoli cui assiste con i genitori al Politeama di Lecce, al Teatro Margherita e al Petruzzelli di Bari, ma anche all’Opera di Roma e all’Arena di Verona. «Per me [...] teatro era quello “lirico”: suoni, luci, fasti, sperpero, spettacolo dove innanzitutto non si parlava come nella vita» (Carmelo Bene, Sono apparso alla Madonna. Vie d’(h)eros(es), Milano, Longanesi, 1983, p. 90). I cantanti Giuseppe Di Stefano, Aureliano Pertile, Giulio Neri, Giulietta Simionato e Giuseppe Taddei lasciano su di lui una viva impressione. Al contrario è deluso dagli attori di prosa che ai suoi occhi di giovanissimo spettatore sembrano in continua attesa di un «canto che non veniva» (ivi, p. 90). Unica eccezione, per la sua recitazione antinaturalistica, Vittorio Gassman: «[..] il primo Gassman [...] m’innamorò perché quasi “cantava”» (ivi, p. 90).

Coerentemente ai suoi interessi Carmelo Bene si esercita nel canto come tenore. A stimolare la sua indole creativa contribuisce sua zia Raffaella alla quale fa spesso visita la domenica a Lecce: «Faceva la maestra elementare. Si ritirò quando io avevo quindici anni e si convinse che curiosare nella mia educazione artistica dovesse diventare la sua missione» (Carmelo Bene-Giancarlo Dotto, Vita di Carmelo Bene, cit., p. 39). Nipote e zia si dilettano insieme l’uno al canto l’altra al pianoforte. Ma le aspirazioni canore di Bene si infrangono quando è scartato da un maestro di canto cui si era presentato per essere accettato come allievo: «Competente, spietato fu il commento del maestro Barbara, a Donizetti ammazzato» (Carmelo Bene, Sono apparso alla Madonna. Vie d’(h)eros(es), cit., p. 91). Non potendo perseverare con successo come cantante ripiega sul teatro di prosa.

 
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